martedì 24 novembre 2020

Pagine & Pagine #15

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"Vero, non scrivo mai in termini politici: la gente vuole intrattenimento, storie, non prediche."


Condivido il pensiero di John Grisham, ci sta che la narrativa sia anche impegnata ma credo non si debba mai perdere di vista lo scopo finale: far evadere chi ci legge, divertirlo. Fargli passare del buon tempo. Strappargli un sorriso se ci si riesce, anche se non è per niente facile.

Arrivare anche a farlo riflettere, senza però salire in cattedra o peggio, farlo sentire in colpa.




domenica 30 agosto 2020

Una passeggiata nei boschi

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I libri che ti portano in posti speciali meritano un segnalibro speciale 😜... con Gulliver "sull'Appalachian Trail"...

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Mi ero fatto tutto un film riguardo a questa estate, avevo tenuto in serbo la lettura di questo libro per godermelo nel corso di una settimana di villeggiatura in Valsesia, per tutta una serie di circostanze è andata a finire diversamente, ma "Una passeggiata nei boschi" di #billbryson è una vera e propria "lettura d'evasione"!

#appalachiantrail #valsesia #travelbook #cosedalettori #leggere





domenica 9 agosto 2020

Una città o l'altra

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È curioso come a volte rileggere un libro porti a rivalutarlo. Durante il lockdown mi sono riletto Una Città o l'Altra, di Bill Bryson, libro acquistato e letto la prima volta minimo dieci anni fa.

Allora non mi entusiasmò. Trovai Bryson spocchioso e poco interessante. Mi infastidì quel suo voler essere spiritoso a tutti costi. Quel suo sarcasmo british lo trovai forzato, una ricerca spasmodica di luoghi e situazioni da criticare a tutti i costi.


Riletto oggi, a dieci anni o più di distanza, mi ha conquistato. Parla dei paesi europei con distacco e disincanto, racconta un'Europa non con lo sguardo del cronista viaggiatore (quello che oggi chiameremmo travelblogger), ma la racconta attraverso lo sgurdo del turista attento che se va in Francia può anche andare a vedere la Monnalisa e la Tour Eifel, ma non perde di vista tutto il resto. Il libro è sempre quello quindi sono io ad essere cambiato. Bill Bryson è uno tra i più importanti autori di narrativa di viaggio contemporanei, ogni suo libro è un best seller. Ho perso quindi il mio spirito critico e mi sono omologato ai gusti della massa? Non credo. Mi piace pensare di essermi evoluto come lettore. Mi piace credere che potrei evolvere come scrittore.

Per cominciare mi sono comprato anche In un Paese Bruciato dal Sole e UnaPasseggiata nei Boschi (quest'ultimo lo porterò con me in Valsesia tra qualche giorno).

Il suo America Perduta sarà invece il mio prossimo acquisto.


giovedì 16 aprile 2020

Da Rio Mayo al Patagonia Express

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Diverso tempo fa mi ha scritto una mia lettrice, una signora italiana che mi ha raccontato di aver vissuto in Argentina proprio negli anni terribili della dittatura militare.
Risiedeva a Rio Mayo, un piccolo pueblo nel cuore della Patagonia profonda, dove ha lavorato come insegnante nella scuola locale. Nella sua mail mi chiese se avessi letto il libro Patagonia Express. Non l'avevo ancora fatto e il suo invito fu lo stimolo per colmare la lacuna. Ho così scoperto che nel mio passaggio da Rio Mayo senza saperlo ho soggiornato nello stesso albergo in cui soggiornò Sepulveda. Mi sono compiaciuto nello scoprire che le mie sensazioni sulla "grandezza" di vari aspetti della vita in Patagonia erano le medesime del grande scrittore, dalla vastità degli spazi all'abbondanza delle razioni di cibo e bevande, alla stravaganza dei personaggi che scelgono la Patagonia come meta. Ma i più poetici e stravaganti sono quelli che in Patagonia senza averlo scelto ci nascono e ci vivono, e nonostante le difficoltà non sanno pensare a un luogo migliore dove trascorrere la loro esistenza, così era per Luis Sepulveda, scrittore cileno che per lunghi anni fu costretto a vivere altrove da esiliato, senza poter tornare nella sua patria.

Luis Sepulveda, morto oggi a 70 anni a causa del Coronavirus.


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lunedì 23 marzo 2020

Il giro del mondo a 80 all'ora

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“Che cos'è l'impossibile? Impossibile è un concetto relativo: una cosa viene considerata impossibile fino a quando non arriva qualcuno, magari un pazzo o un deficiente, che ci prova e ci riesce. Da quel momento quella cosa smette di essere impossibile.”

Leggi la recensione completa su CHILOMETRI DI PAROLE IN VESPA

Clicca QUI



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sabato 29 febbraio 2020

Un anno in Barcastop

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“Solo tra mare e cielo, cielo e mare, è lì che capisci quanto sei stronzo.”
(Alberto Sordi, ne “I nuovi mostri”)

Parafrasando Woody Allen il sottotitolo di questo libro potrebbe essere: “tutto quello che avreste voluto sapere sul barcastop (e magari avreste anche osato chiedere), ma che nessuno ha mai osato raccontare”. A colmare la lacuna ci ha pensato Erica Giopp, che in quanto a osare si rivela non essere seconda a nessuno. Osa nel mollare affetti e lavoro per ritagliarsi il tempo necessario a vivere il suo sogno. Osa nell'affrontare le traversate oceaniche e per farlo osa nel candidarsi a far parte delle ciurme più improbabili, ma soprattutto, senza saper cucinare, osa nel proporsi a queste ciurme come cuoca di bordo. Anche di vela e navigazione non è che ne sappia gran che, d'altra parte Erica è una montanara “... sono nata in salita, pochissime discese a Pieve di Cadore, (…) Le montagne le scalo da quando sono piccola, è il mare che mi manca, è l'orizzonte acqueo quello che voglio raggiungere, è l'ampiezza dello sguardo che voglio aumentare finché sono giovane, finché ho l'energia.”.

Un anno in Barcastop è rimasto sul mio comodino, in cima alla fatidica pila, per un bel po'. Aspettavo di essere nello spirito giusto prima di imbarcarmi, è proprio il caso di dirlo, nella sua lettura. Non so spiegarlo, certi libri li fiuto a pelle... intuivo che mi sarebbe piaciuto un casino e rimandavo, perché ci sono libri che a fine lettura ti fanno sentire in qualche modo naufrago, termine appropriato visto il contesto, e non mi sbagliavo. I libri a volte hanno bisogno di qualche pagina di rodaggio prima che la lettura salpi con il vento in poppa ma non è questo il caso. Superata la breve introduzione, una sorta di bugiardino con le avvertenze da tener presenti prima di immergersi nella lettura, sono bastate poche pagine per simpatizzare con l'autrice per la sua ironia nel raccontare e nel descriversi: “... ho questo fisico da lanciatrice di coriandoli (…) e il viso tondo da testimonial della Loacker...”.

Diversamente dalle aspettative Erica scopre che il barcastoppista per sua natura è un navigatore tanto determinato quanto improbabile “...di un'imperfezione quasi imbarazzante, spesso ha la pancia, le rughe o la cellulite, raramente è in forma e occasionalmente in carriera.”, e lei non fa eccezione.
Ma questa è solo l'apparenza, ciascuno ha le sue motivazioni per partire (c'è un divertente capitolo dedicato che ironizza su questo), e senza una forte determinazione non sarebbe possibile vivere con il sorriso i disagi e la fatica della vita di bordo.



Quando si naviga per settimane non serve essere degli eremiti naviganti alla Soldini per sentirsi comunque soli nonostante si viva h24 a contatto di gomito con tanti altri che ci erano sconosciuti fino a poco prima, tutti stretti in pochi metri: “Serge si fumava l'ultima sigaretta, segnava qualche parola nuova, mi dava una pacca sulla coscia e se ne andava, e se non mi dava questa pacchetta ci rimanevo male (…) La pacca sulla coscia, durante la navigazione dalla Nuova Caledonia all'Indonesia, era per me vitale. Senza scherzare, era l'unico contatto fisico che permettevo dopo mesi di navigazione e mi rendeva felice quel piccolo gesto, neanche fosse stato un abbraccio collettivo da parte di tutto l'equipaggio. La carestia, Ladies and Gentleman, quella vera.”.

Si ride e si scherza in queste pagine, non che Erica non si prenda troppo sul serio - o forse sì – ma la sua scrittura, schietta e diretta, ti parla con la sincerità senza filtri di un marinaio a volte ubriaco ma che non perde la sua lucidità, e per trovare la profondità delle sue parole e di questa sua esperienza non serve andare a leggere troppo tra le righe: “...con un viaggio in barcastop non si ritrova se stessi e non si risolvono i problemi. I problemi lasciati in sospeso alla partenza aspettano al varco al ritorno... (…) E un anno dopo, una volta rientrata, c'era una nuova domanda ad aspettarmi: sei cambiata?”

Non spoilero un bel niente se vi dico SNBGR, sappiate solo che il capitolo che porta questo titolo vale da solo il prezzo del biglietto che si paga al libraio per imbarcarsi nella lettura di questo libro.
“Durante le traversate succede che il mare, bastardo, tira fuori il meglio e il peggio di noi: e non ci sono costumi interi, cerate, mute in neoprene a coprirci, chi è speciale lo si becca subito.”.

UN ANNO IN BARCASTOP
Erica Giopp
Alpine Studio

sabato 7 dicembre 2019

Martin Eden, 1925

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Temo mi stia sfuggendo di mano 'sta cosa di andare cercare edizioni un po' agèe dei grandi classici della letteratura per poi leggermeli, a mo' di contrappasso per gli anni spensierati di gioventù e ignoranza. Tutto è cominciato con un Dickens del 1955, stimolato da una trasmissione di Rai5. Successivamente, grazie all'imput di un post di una scrittrice che stimo tantissimo, ho recuperato un'Harper Lee del 1962 (n.b.: prima di leggere "Il buio oltre la siepe" pensavo che Harper Lee fosse un uomo, così,  giusto per farvi capire il mio livello di ignoranza in fatto di classici). Ora è la volta di Jack London con il suo "Martin Eden". A farmi scoccare la scintilla questa volta l'apparizione di questo libro in una scena di un bellissimo film francese in questi giorni nelle sale, "La Belle Epoque" (altra mia fissa è quella di sbirciare che libri vengono messi in mano agli attori).






Per un prezzo pari a quanto avrei pagato in libreria l'edizione contemporanea ho messo le mani sulla prima edizione in lingua italiana, datata 1925, per i tipi della casa editrice Modernissima, nella traduzione di Gian Dàuli, che in chiusura della sua introduzione spende per Jack London queste belle parole:
"Le sue opere sembrano l'impronta eterna del suo cuore e del suo genio, e tramandano, con la bellezza, fede e speranza agli uomini."


Una chicca nella chicca è il plico della spedizione in piego di libri raccomandato, affrancato con ben 21 francobolli di ben 13 modelli diversi tra loro, con valori che vanno da Lire 40 a Euro 0.70 (tutti rigorosamente non timbrati... che faccio? stacco e riutilizzo?).