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venerdì 19 giugno 2026

KABUKI

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“La danza dei fiocchi bianchi prosegue ininterrotta. Non è il valzer di Tchaikosky: i cristalli di neve qui non scendono al ritmo squillante e brioso delle russe campanelle. Un suono malinconico di strumenti a corda alternati a percussioni, un ritmo cupo pervade l'ambiente dell'izakaya, dove ci siano riuniti stasera. È una danza kabuki”...

Se l'impostazione grafica con la mappa strappata messa di lato della copertina di KABUKI - vi ricorda qualcosa è perché anche questo libro fa parte di “Geopoetica” di Prospero Editore, ovvero la medesima collana di narrativa di viaggio e reportage del mio HEMINGWAY ALLA FERMATA DEL BUS.

Nel caso il titolo e la bella immagine di copertina non fossero abbastanza espliciti, il sottotitolo fuga ogni dubbio riguardo al fatto che il paese protagonista di queste pagine sia quello del Sol Levante: “i volti nascosti del Giappone”, un paese che più di un luogo fisico che si realizza in un arcipelago composto da 6.852 isole è un'emozione, sfaccettata e declinata in poesie di vita che non finiscono mai di stupire.

Ida Duretto, l'autrice, sviluppa il suo testo in una maniera insolita e originale per un  libro di viaggio: lo suddivide in 12 capitoli, 12 “tappe” che corrispondono ai 12 mesi dell'anno, ingegnoso escamotage per riuscire a raccontare in meno di 200 pagine i luoghi e le situazioni che più l'hanno colpita durante i cinque anni in cui da professoressa associata di Letteratura Italiana è stata titolare di una cattedra all'Università di Kyoto.

“... in Giappone la realtà supera la fantasia in stranezza e meraviglia” e KABUKI con le sue pagine accompagna il lettore in un viaggio intrigante che non ha uno sviluppo lineare, dove i luoghi diventano la chiave per aprire la porta di concetti e usanze incomprensibili a noi occidentali. Un esempio?, a febbraio nei supermercati giapponesi i fagioli secchi vanno a ruba, ma non per finire in padella con cotiche e salsicce come usa alle nostre latitudini.

È il “mamemaki”, ossia l'usanza di purificare se stessi e la  propria casa dagli spiriti malvagi dell'anno vecchio e attrarre la buona sorte all'arrivo della primavera, con il capo famiglia che, mascherato da demone, mitraglia il parentado con manciate di fagioli urlando: "Oni wa soto! Fuku wa uchi!" (I demoni fuori! La fortuna dentro!) .

Nella narrazione le tappe – per lo più località poco note e lontane da quelle che sono le rotte usuali del turismo – sono lo spunto per affrontare una tematica che viene sviluppata attraverso le storie delle persone incontrate, in un gioco tra l'autrice e i suoi lettori che si muove tra realtà e fantasia, dove tutto è al contempo onirico e credibile.


Qualcuno – tra questi l'autrice - definisce il reportage narrativo come uno strano ibrido. Io, che da autore mi cimento a mia volta in questo genere, trovo invece sia la miglior forma di scrittura contemporanea per le moderne pagine di viaggio, che quando riesce – ed è il caso di KABUKI - ha il grande pregio di coinvolgere il lettore senza annoiarlo ma, soprattutto, evita all'autore di finire con tutte le scarpe nell'egocentrismo auto celebrativo che sempre più spesso infarcisce le pagine dei tanti (troppi?) travel-blogger-influecer-lifecoach chiamati da CE più o meno rinomate a mettere su carta le loro esperienze (con la recondita speranza che buona parte dei loro millemila followers si traducano in clienti/lettori).

KABUKI è un libro speciale che merita dei essere letto perché offre uno sguardo colto, profondo e originale che va oltre la geografia dei luoghi. Un libro che amplia l'orizzonte di quanti amano viaggiare sulle pagine di un libro.

“Si è fatto tardi. Ha smesso di nevicare. C'è un silenzio quasi innaturale. Il sole sta ormai tramontando: lo osserviamo mentre irraggia timido la sua luce dorata sulla valle di Hakuba. È uno spettacolo di cui siamo, forse, le uniche beneficiarie. Impossibile dire se ci siano altri spettatori: dalla nostra prospettiva straniata, non vediamo altro che V rovesciate. Le montagne ci abbracciano: siamo parte della stessa catena, scritte con lo stesso inchiostro nero”.

KABUKI
Prospero Editore / Geopoetica




Ringrazio nanoBanana by GeminiAI per aver saputo creare l'immagine che avevo in mente assai migliore della foto che avrei potuto fare :-)