sabato 16 gennaio 2021

L'ATLANTE DELL'INSOLITO

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“... gli astronauti lo chiamano 'the overview effect'. Raccontano che quando si è nello spazio e si vede la Terra dalla sua orbita o dalla superficie della Luna, la nostra consapevolezza nei confronti del nostro pianeta cambia...”

Il ventesimo e ultimo capitolo de L'Atlante dell'Insolito di Vanessa Marenco (Alpine Studio Editore) si apre con questa frase, e fino a quando non ci sono arrivato non ero riuscito a mettere bene a fuoco il particolare stato d'animo nel quale mi aveva calato la lettura delle sue pagine. Una caratteristica della buona narrativa di viaggio è quella di portare il lettore nei luoghi descritti, cosa in cui Vanessa si dimostra davvero brava. Questo suo Atlante è una lettura piacevole, la narrazione dei luoghi, attenta e documentata, mai dogmatica... è un po' come assistere alla lezione di un bravo insegnante, di quelli che quando spiegano sanno tenere la classe appesa alle proprie labbra. Capitolo dopo capitolo quella che mi sono trovato a vivere è un po' la sensazione dell'astronauta in orbita, quello “sguardo d'insieme” che in qualche maniera mina le basi della nostra consapevolezza. Se vi sentite quindi pronti a mettere in discussione quella che è la vostra consapevolezza del mondo e non avete sottomano una navicella spaziale con cui orbitare e sbirciare le insolite magnificenze del nostro bistrattato pianeta questo libro è ciò che fa per voi.


Quanto percepiamo durante la visita a un determinato luogo è un qualcosa di soggettivo, è una questione di sensibilità personale. Di norma le più attrattive sono località note e rinomate, luoghi che seducono per la loro storia secolare o per l'incanto di panorami paradisiaci. L'insolito narrato in questo atlante sono invece luoghi il cui fascino, spesso ma non sempre, è quello dell'abbandono e della desolazione, nella gran parte dei casi dovuto a qualche scellerata condotta dell'essere umano. Vanessa è attratta da questi luoghi, non ci inciampa per caso durante il cammino, se li va proprio a cercare. Il curriculum della Marenco viaggiatrice è di tutto rispetto (per farsene un'idea date un'occhiata alla mappa pubblicata nel suo blog
Skandorina's Diary).

Nel suo pluriennale girovagare Vanessa ha collezionato un consistente numero di destinazioni che rientrano a pieno titolo nella definizione da dizionario dell'aggettivo INSOLITO


“... ho pianto perché viaggiare è pura e semplice gioia, viaggiare è vedere quello che non pensavi fosse possibile ed invece lo è, viaggiare è vita.”.

I venti capitoli di questo “Atlante” corrispondono ad altrettante località (nota: unica piccola lacuna di questo libro la mancanza di una mappa che consenta di collocarle nel mondo a colpo d'occhio), luoghi a volte esotici, come il Bandhavgarh National Park, Madhya Pradesh, India, dove a “far primavera” non è una rondine bensì una tigre, una delle poche superstiti al massacro che ha decimato queste bestie meravigliose. Un'esemplare avvistata insieme ai suoi cuccioli nella piena libertà del loro vivere nella foresta. Una visione che la costringe ad inforcare gli occhiali scuri, perché trovarsi a piangere per la commozione dopo aver assistito a uno spettacolo del genere è qualcosa di troppo intimo, e perché sa che la realtà dell'India non è solo quella della tigre libera e fiera, ha visto anche l'orrore delle discariche di Howrah, dove gli “intoccabili” -  che ancora esistono in barba alla legge che ha abolito questa casta - consumano la loro esistenza tra i rifiuti fino a morirne, per strada.

“Quando qualcuno mi comunica con leggerezza di aver deciso di andare in India per la prima volta, la mia reazione iniziale sarebbe quella di mollargli un ceffone a bruciapelo. Non per cattiveria, ma per amore, per prepararlo, per dirgli 'vacci, ma vacci cauto'.”

Nelle sue pagine Vanessa è brava nel dosare le emozioni. Anche nel luogo più disperato sa comunque trovare un anelito di speranza, spesso rappresentato da chi in quei luoghi, a dispetto della loro desolazione, ostinatamente vive e se ne sente parte. Sono diversi gli incontri con questi personaggi,  a volte improbabili, ma realistici e concreti nella loro descrizione. Vanessa li avvicina imbastendo  conversazioni mai banali:

«Dicono che le cose migliori accadano sempre al mercoledì mattino...» Mi giro (...) «Ciao, sono Daisy. Vengo qui spesso e se vuoi ti posso raccontare la storia di Leonard.». Daisy, sebbene abbia passato abbondantemente i sessanta, è aggraziata come il fiore che ha il suo stesso nome. Daisy fuma come una turca, e mentre si accende una nuova sigaretta, mi prende sottobraccio e cominciamo ad avvicinarci ancora di più alla montagna. (…) Daisy è una drifter, una persona alla deriva, una vagabonda. Sa tutto di questa montagna perché abita in una di quelle roulotte a Slab City...”.

L'insolito vagabondare di questo Atlante porta il lettore a scoprire località insospettabili e straordinarie, alcune sperdute in luoghi remoti del pianeta, altre invece più vicine di quanto si possa immaginare: sono cinque gli insoliti luoghi nazionali descritti in questo libro, località divenute tali per incuria e cupidigia e condannate dal menefreghismo dilagante. Storie grandi e piccole, tipo quella di Consonno, città fantasma a metà strada tra la Brianza e il lecchese. Aspirava a diventare il paese più bello del mondo ma si realizzerà solo come la fallimentare utopia di un imprenditore scaltro e visionario. Una follia la cui vicenda meriterebbe di essere celebrata da un film, così come di recente è stato fatto per l'Isola delle Rose, “luogo insolito” che in questo Atlante non avrebbe sfigurato se non l'avessero sprofondato nelle acque dell'Adriatico dove ora giace in pace. La fine che Vanessa si augura per Consonno e per tutti questi luoghi dell'insolito: “Consonno ha il diritto di essere lasciata in pace. Staccate la spina. Abbiate pietà, come diceva Fantozzi. Lasciate che la natura ritorni ad essere la vera padrona...”.

“Viaggiare per fortuna aiuta a diventare meno presuntuosi e personalmente mi ha aiutata a farmi più spesso alcune domande. Chi sono io per giudicare quest'opera, questo comportamento, quest'idea? Cosa ne so io di quello che ci sta dietro? Quando si viaggia si arriva alla conclusione che il mondo non è diviso tra chi ha ragione e chi ha torto. Il mondo è fatto solo di storie.”

Io non conosco la storia di Vanessa Marenco, non la conosco di persona, una volta però ci siamo sentiti al telefono (siamo “colleghi” nella Collana Orizzonti di Alpine Studio, il suo “Atlante” è uscito a un paio di mesi di distanza dal mio Dove il Mondo Finisce). Non ho mai avuto modo di parlare con lei di viaggi e di paesi e, ripeto, non la conosco di persona, ma quando ho chiuso questo suo libro per quello strano meccanismo che ogni tanto fa viaggiare la mia mente fantasticando su quanti incontro di sfuggita - in questo caso la sconosciuta autrice di un libro - Vanessa non l'ho visualizzata come la giovane donna viaggiatrice di oggi, vai a capire perché me la sono figurata come potrebbe essere tra tanti anni, e me la sono vista proprietaria di una guesthouse in una non meglio precisata località del pianeta, un luogo esotico, affascinate e carico di storia, magari sperduto vista la sua predilezione verso mete tutt'altro che mainstream. Dopo una vita di viaggi in giro per il mondo sarà il mondo ad andare da lei nelle vesti di ospiti e backpackers dai cinque continenti?

Buona strada Vanessa, a te e al tuo “Atlante”.


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